
Mi ha colpito la notizia del boom di suicidi per motivi economici. Dei 4000 suicidi nell’ultimo anno, un terzo sarebbe dovuto ‘a motivi economici’. A dirlo è lo psichiatra Maurizio Pompili, responsabile prevenzione suicidi dell’Ospedale Sant’Andrea, di Roma. “Purtroppo questi dati non ci sorprendono – spiega Pompili – nella storia è un fenomeno già visto. Ci fu un boom di suicidi nel 1870, dopo una grande crisi e l’aumento del prezzo del pane, e un’altra escalation negli anni ’30 del ’900, gli anni della grande depressione. Si parla di grandi crisi, ma anche piccole: di recente si è ucciso un anziano che aveva un debito di mille euro”.
Chi non ce la fa ad andare avanti anche economicamente decide di farla finita? La spiegazione mi sembra troppo semplice ma non posso dire di conoscere ricerche sul tema. Certo è che la disperazione che segue e accompagna le difficoltà economiche è schiacciante e colpisce tutti, senza distinzioni: operai o impiegati licenziati, imprenditori falliti o disoccupati. Ho ancora nelle orecchie l’episodio del 58enne che si è dato fuoco davanti all’Agenzia delle Entrate.
Il mondo crolla addosso alle persone più fragili: se mancano i soldi si ha la sensazione di non aver assolto al compito di mantenere se stessi o la propria famiglia. Talvolta si vive l’angoscia di non poter mantenere i propri dipendenti. Il fallimento economico diventa un fallimento esistenziale, personale, e da questo angolo buio non si riesce ad uscire. E spesso a incidere in modo indiretto ma pesante è anche lo stato, con le sue procedure sanzionatorie che non lasciano fiato ai debitori.
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